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A Catania nel 1435 viene costituita la"Maestranza
dei Vigneri". Questa importante associazione
di viticoltori, operante sullEtna, creò
la basi per una professionalità vitivinicola
di cui protagonisti erano gli stessi produttori-viticoltori.
I Vigneri è oggi il nome della piccolissima
azienda vitivinicola di Salvo Foti (www.salvofoti.it)
ubicata nel versante nord dellEtna a 800 e
1.200 metri di altitudine in provincia di Catania.
Questa zona rientra solo in parte nella fascia Etna
a DOC.
Le
vigne, 1,5 ettari, sono dislocati in due appezzamenti,
poco distanti tra loro, immerse tra boschi di querce,
castagni e ginestre. Il
terreno è vulcanico, terrazzato. I muretti
a secco sono chiazzati di muschio sempre verde.
I venti del nord, in questa parte del vulcano, non
trovano, come negli altri versanti, la montagna
a fermarli. Qui i cambiamenti climatici sono veloci
ed inaspettati (lEtna è un nord nel
sud!). Le temperature invernali sono abbastanza
rigide. La viticoltura esistente è di tipo
primordiale. La zona non è ambita dal punto
di vista turistico è questo ha consentito
un mantenimento quasi intatto del territorio, senza
linvadenza prorompente delluomo. La
vite è allevata ad alberello, 8-9.000 viti
per ettaro. Può essere solo coltivata a mano,
con piccoli mezzi agricoli poco invasivi (motozappe),
o utilizzando il mulo. Non
si tratta di biodinamica, ma di una coltivazione
antica che rispetta lequilibrio naturale di
questo ambiente. La vite risente della situazione
pedoclimatica estrema. Temperature invernali rigide,
ma calde nel periodo estivo, con sbalzi di temperatura
tra giorno e notte notevoli (anche 30 gradi). I
vitigni sono diversi e in miscellanea nella vigna.
Tra i bianchi, oltre al tipico Carricante, si trova
la Malvasia, la Visparola (antichissimo vitigno
autoctono), la Minnella, la Coda di Volpe (Grecanico)
e il Riesling (forse portato qui ad inizio 1900).
I vitignirossi sono il Nerello Mascalese, il Nerello
Cappuccio, lAlicante e il Francisi
(un vitigno non ben definito simile al Pinot Noir).
La costante delle vigne è una grande biodiversità
che si ripete ancor più tra le erbe spontanee
ai bordi dei campi. In questi anni si è fatto
un paziente recupero dei vitigni locali ed un reimpianto
graduale, necessario per il fatto che punti di vigna
hanno da tempo superato i 100 anni di età.
Il terreno vulcanico, sabbioso, è contraddistinto
da uno scheletro importante formato da pietre generate
dalla disgregazione della lava, qui di origine antichissima.
Il terreno cambia continuamente, diventando profondo
e fertile in certi punti o pochissimo profondo,
con roccia vulcanica affiorante, in altri.
Tra
la vite e lambiente vi è una lotta
per la sopravvivenza. Le piogge possono arrivare
inaspettate in qualsiasi momento, dipende dai venti
che arrivano dal nord che portano spesso nubi cariche
di acqua e qualche volta di grandine. Esse anche
se abbondanti non vengono trattenute dal particolare
terreno vulcanico. Nel periodo estivo la siccità
rende il terreno sabbioso asciutto e arido. Durante
le molteplici lavorazioni estive, fatte per mantenere
quanto più possibile la poca umidità
nella terra sabbiosa, il terreno diventa una polvere
impalpabile che si diffonde nellaria rendendola
irrespirabile e insinuandosi sin dentro le cavità
più remote della pelle. La vite affonda le
sue radici in un terreno per niente omogeneo formato
dalle tante colate laviche succedutesi nei millenni.
E quindi la dotazione in macro, ma soprattutto microelementi,
è variabilissima. Ogni vite sembra avere
una propria vita disgiunta dal resto. Dipende da
dove e come affonda le sue radici nel terreno, se
incontra terreno fertile o nuda roccia lavica. Le
viti spesso soffrono di questa disomogeneità
pedologica e dei frequenti eccessi climatici. Questa
sofferenza è però uno stimolo per
le piante, che provoca in esse una grande e ostinata
volontà di sopravvivenza, e li induce a dare
poco frutto, ma ricco. Mai troppo dolce o troppo
concentrato, di buona acidità e di grande
equilibrio. Pochi trattamenti con zolfo e poltiglia
bordolese sono sufficienti a mantenere sani i grappoli
duva.La vendemmia è svolta quasi sempre
dopo la metà di ottobre, spesso con le viti
già in buona parte spogliate delle proprie
foglie. I frutti perdono la loro naturale acidità
e si arricchiscono in zuccheri lentamente, in un
tempo lungo, mai repentino, in un ottimale equilibrio
di maturazione.Il periodo della vendemmia, ottobre,
è sempre un periodo fresco se non freddo,
che se da un lato preoccupa per le piogge che possono
essere frequenti ed abbondanti, dallaltro
rende possibile svolgere la vinificazione senza
lutilizzo di termocondizionamento, lieviti
selezionati ed in botti e tini di legno, aggiungendo
solo pochi grammi di solforosa.
Laffinamento, i travasi al momento giusto
(nel rispetto delle le fasi lunari) ed il sapere
attendere che il vino raggiunga naturalmente la
sua maturità, prima di imbottigliarlo, rendono
il prodotto vera espressione di questo particolare
ed unico territorio.I Vigneri è anche un
sistema organico di fare vitivinicoltura nel rispetto
dellambiente in cui si ci trova. Senza imporre
modelli e criteri tecnologici standard e altamente
specializzati. Le nostre vigne non sono super
ordinate e super omogenee ma rappresentano il nostro
territorio e tutto quello che cè nel
territorio. E come in una popolazione dove
sono rappresentati tutti gli stadi della vita di
un uomo e tutte le espressioni culturali e sociali,
che nel loro insieme creano una civiltà.
Cosìnelle nostre vigne convivono le viti
giovani, meno giovani e quelle vecchie e diversi
vitigni e cloni. Ognuna di esse apporta qualcosa
e tutti insieme partecipano a creare un vino tipico
ed unico.
A I Vigneri approdiamo dopo una esperienza più
che ventennale svolta in Sicilia Orientale, attraverso
una ricerca storica, sociale e tecnica volta al
fine di fare una vitivinicoltura di eccellenza.
Eccellenza non unicamente finalizzata al prodotto
vino, ma anche al nostro modo di vivere e lavorare
quotidianamente. Cercando di utilizzare strumenti
e sistemi non invasivi, nel rispetto, fin dove è
possibile, della tradizione, dei propri antichissimi
vitigni, senza apportare stravolgimenti enormi e
cambiamenti repentini dettati da velleità,
egoismi o onnipotenza. Lo spirito del nostro lavoro
è il piacere di ben lavorare e fare, senza
frenesie,in armonia prima di tutto con noi stessi
e quindi con tutto quello che ci circonda: ambiente,
natura, il vulcano Etna, di cui noi ci sentiamo
parte, non al di sopra.
Noi,
I Vigneri, desideriamo che i nostri vini, in sintesi,
siano lespressione più genuina, più
vera, del nostro territorio e della nostra cultura
etnea. Il nostro, il vino etneo, è il vino
degli uomini non delluomo. Cioè quel
vino che non dipende da un solo uomo, quindi destinato
a morire con esso, ma da una civiltà vitivinicola,
quella etnea, che sopravvive al singolo uomo ed
è parte del territorio.
Il
ricordo
..Nei primi giorni di ottobre,
come ogni anno in quel periodo, si avvertiva già
nellaria, nel fare, nel dire, nei gesti di
tutti i giorni, qualcosa di diverso, una certa ansia,
trepidazione. Era il preludio alla vendemmia che
metteva tutti in uno stato di preoccupazione mista
a gioia. Si era consapevoli che bastava poco perché
un anno di lavoro andasse a male. Sarebbe stata
unannata persa. Le nubi che in questo periodo
da noi sono grigie, cariche di pioggia, passavano
sopra i nostri nasi rivolti allinsù,
tesi ad odorarne il tipico profumo. Gli sguardi
sembravano indifferenti, ma gli occhi tradivano:
la preoccupazione di vedere fermare le nubi attirate
dalla Montagna (Etna) era grande. Si sperava che
il vento li spazzasse via. La
pioggia così desiderata in altri periodi
ora faceva paura. Si faceva finta di niente
a
Muntagna dici ca nu gniovi
napaura.. diceva
mio nonno. La sera, tutti attorno, a conca, si ascoltava
u Nannu. Le sue storie, volutamente paurose per
noi bambini, ci affascinavano. Sapeva tante storie
u Nannu.In una di quelle sere, intorno al focolare,
aspettando la vendemmia, con una espressione di
chi sta confidando un segreto, una grande verità,
u Nannu sentenziò: Carusi, riurdativillo
sempriu vinu si fa ca racina, sulu ca racina! Rimasi
stupito da questa banalità.
Ovvio
no, il vino si fa con luva! Sono passate tante
vendemmie da allora e questa banale verità
mi ritorna spesso in mente. Nellera
delle biotecnologie capaci, sembra, di tutto. Lera
dei superlieviti, dei superenzimi, che estraggono
tutto quello che si trova(e non si trova) in un
acino che, promettono, fanno di un uva mediocre
un vino di alta qualità mi torna
in mente il mio bisnonno:
riurdativillo sempriu
vinu si fa ca racina (ricordatevelo sempre: il vino
si fa con luva!)
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VINUD'ILICE |
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